Ho accolto volentieri l'invito degli organizzatori del convegno a portare una testimonianza sulla pratica della transumanza dal nostro Appennino, poiche' e' parte della mia infanzia e della storia della mia famiglia, da sempre e fino a meta' degli anni sessanta proprietaria di un gregge, con mio padre, classe 1914, transumante da Montecagno di Ligonchio dall'eta' di 8 anni, poi dopo la cessione delle pecore allevatore di vacche da latte fin quasi alla sua scomparsa, nove anni fa'. Certamente parliamo di una pratica e di un mondo che pian piano si sono dissolti a causa dei mutamenti socio-economici intervenuti nell'ultimo quarantennio, come d'altronde e' ridotto ai minimi termini l'allevamento ovino nella nostra montagna (dai dati ASL n. 4.167 ovicaprini presenti a fine 2005, con solo due aziende ancora formalmente transumanti). 

Un dato eclatante: dei predetti capi solo n. 2 risultano ancora presenti a Ligonchio, mentre negli anni ’50 nella sola frazione di Casalino erano presenti circa 5.000 pecore, tra l’altro tutte Cornelle bianche, tanto che, mi hanno riferito vecchi pastori sentiti in questi giorni, in montagna la razza veniva chiamata anche “Casalina”. La transumanza, non per niente praticata a tutte le latitudini, aveva come noto validissime motivazioni agronomiche ed economiche. Consentiva il pascolamento praticamente tutto l’anno, dalle pendici del Cusna fino al Po o alla Maremma, e di mettere a disposizione del gregge foraggio fresco per un arco di tempo molto ampio. Questo permetteva sul crinale la presenza in contemporanea di un gran numero di animali di diverse specie (ovini, bovini, animali da soma), impensabile se in inverno le greggi non avessero demonticato, anche per la grande pressione antropica sul territorio registrata fino alla fine degli anni cinquanta, per cui in quella economia di sussistenza molto terreno era destinato a colture per l’alimentazione umana (cereali, patate, ecc.).

Dall'Appennino reggiano, come gia' accennato, vi erano due direttici di transumanza delle greggi, con demonticazione verso fine ottobre, inizio novembre e monticazione da inizio a fine maggio Verso la nostra pianura e la bassa mantovana (pure parmense e cremonese riguardo a Ramiseto), con un percorso a piedi in diverse tappe che, su precise direttrici, con soste prefissate presso aziende disponibili, durava in media circa una settimana; in autunno il tempo di trasferimento poteva protrarsi , prima di arrivare a destinazione, per sfruttare gli ultimi ricacci dei prati della media montagna e della collina. Per raggiungere invece in Toscana il piano di Pisa e Livorno o il grossetano, dalla sua costruzione e' stata sfruttata l'opportunita' offerta dalla ferrovia Spezia/Lucca, con carico degli animali in carri bestiame (riguardo a Ligonchio, la stazione di Piazza al Serchio) Continua...